facebook degustibusitinerainstagram degustibusitinerapinterest outlined logoyoutubegoogle plusrss2

ALLERGIA AL NICHEL, SECONDA PARTE

Autore dell'articolo: prof. Giulio Iasonna, specialista in ematologia, allergologia e immunologia, tisiologia, malattie del fegato, medicina interna e medicina del lavoro.

Primario ospedaliero e docente universitario a Chieti e all'Aquila, si è occupato prevalentemente di allergologia, immunologia, tossicologia e malattie del metabolismo, curandone in particolare gli aspetti dietologici.

L'ALLERGIA AL NICHEL è soprattutto un problema alimentare.

Le recenti acquisizioni nella biochimica, nella biologia molecolare e nella tossicologia dei metalli pesanti pongono sotto una luce diversa alcuni aspetti della sensibilizzazione e dell’allergia al Nichel, vecchia conoscenza della dermatologia ma oggi con inaspettate novità.

Alcuni nuovi dati sono emersi di recente sulla fisiopatologia riguardante la presenza dei metalli pesanti nell’organismo e sui meccanismi ossidoriduttivi da questi attivati.

Sul nichel, un metallo pesante in sostanza ubiquitario, abbiamo alcuni dati che non possono essere trascurati nell’interpretazione della sensibilizzazione allergica e della sintomatologia che ne scaturisce.

1)    Contrariamente agli altri metalli pesanti bivalenti, il Ni determina più di frequente una sensibilizzazione allergica che un’intossicazione ed, a livello cellulare, i due meccanismi interferiscono negativamente per l’uomo.

2)    Come avviene anche per il cadmio, il nichel induce uno stress ossidativo, l’azione tossica si manifesta non solo creando radicali liberi (ROS) ma prevalentemente danneggiando proteine appartenenti ad alcuni geni antitumorali ed antireattivi la cui funzione è soppressa.

3)    I suoi Sali sono prevalentemente liposolubili e non idrosolubili e questo favorisce l’assorbimento dello ione metallico Ni mediante la fagocitosi che permette al Ni di superare la membrana cellulare ed arrivare al nucleo, depositarsi nei vacuoli e poi diffondersi nel citoplasma. Con lo stesso meccanismo i macrofagi ed altre cellule immunocompetenti processano nella fase di sensibilizzazione allergica queste particelle che diventano apteni.

4)    I Sali solubili, con un percorso più complesso e più lento, superano le membrane per diffusione, riversandosi anch’esse nel citossol.

5)    Comunque arrivati nel citosol e nel mitocondrio, tutti gli ioni dei metalli pesanti bionici si legano alle proteine cellulari, le ossidano e formano ROS.

6)    Il Ni aggredisce le proteine nei siti corrispondenti alla cistina ed istidina, aminoacidi ricchi di zolfo, presenti in alcune proteine con funzioni enzimatiche e riduce la loro attività enzimatica.

7)    Il Ni è quindi in grado di danneggiare la cellula in tre modi:

$         a)    Formando perossidi e idrossidi (ROS) dalle molecole lipoproteiche, in modo analogo a tutti gli altri metalli pesanti.

           b)    Denaturando le strutture proteiche a funzione geniche antitumorali, sopprimendo questa funzione cellulare e                 favorendo la carcinogenesi.

           c)    Alterando le proteine con funzione enzimatica per cui blocca l’attività del glutatione e la cellula perde le difese               antiossidanti.

8)    Quest’ultima è la caratteristica della sua azione tossica, consuma tutto il glutatione disponibile della cellula che rimane indifesa contro l’azione ossidante e muore per asfìssia. 

9)    La sensibilizzazione avviene nei tessuti delle ferite indotte dall’inserimento degli oggetti contenenti Ni; nella fase di cicatrizzazione ed è favorita dall’azione tossica del Ni che si lega alle proteine acquisendo anche le caratteristiche apteniche, cioè di allergeni da contatto legati alle proteine. L’inserimento degli ioni di Ni nel circuito di sensibilizzazione allergica permette una prolungata presenza del metallo, favorendone l’accumulo nei vacuoli e nelle cellule con il risultato di una maggiore tossicità sulle proteine del DNA. Pertanto è da ritenere che allo stress ossidativo che accompagna ogni sintomatologia allergica, con manifestazioni cutanee ed extracutanee e da allergia cronica alimentare, si aggiunge anche lo stress indotto attraverso i meccanismi tossici.

10) Nella quasi totalità le donne obese con resistenza insulinica e con sindrome metabolica più o meno clinicamente evidente, riferiscono una sensibilità allergica agli orecchini o ad altri oggetti metallici a contatto con la cute, oppure dell’esito positivo dei patch test per il Nichel, inoltre lamentano di disturbi generali digestivi e d’intensa ritenzione idrica. L’eliminazione degli alimenti contenenti nichel e la somministrazione di antiossidanti, coadiuva nell’efficacia della dieta di dimagrimento ed alla normalizzazione dei valori metabolici alterati.

11) Nelle stesse persone, con una frequenza intorno al 40/50%, si rileva il dato anamnestico di una lieve anemia ricorrente, in genere di tipo microcitico ipocromico ferrocarenziale, e ciò fa ricordare quanto avviene nell’intossicazione del Ni in rapporto al ferro funzionale legato alle proteine. La struttura ed altre caratteristiche chimiche del Ni sono simile a quelle del ferro, e ciò ne fa un competitore in alcune strutture proteiche, dove il Fe è presente come Fe++ o Fe+++.

a) alcuni enzimi contengono Fe indispensabile alla loro azione,

b) alcune funzioni dell’accrescimento cellulare sono legate a questi enzimi

c) l’emoglobina contiene Fe+++ .

Il Nichel tenta di sostituire il ferro in queste molecole con alcune conseguenze dannose all’organismo:

a)    Il Fe+++ si degrada a Fe++, (ferroso) che non è in grado di legare ossigeno e si accumula metaemoglobina nella cellula con asfissia e morte della stessa.

b)    La soppressione di alcune funzioni enzimatiche comporta un ritardo della crescita cellulare e della maturazione dell’emoglobina; nei globuli rossi le due situazione convergono con il risultato di una lieve anemia ferrocarenziale che traspare come una anemia da malassorbimento.

c)    Incremento dello stress ossidativo

12)Tutti sono concordi nel fatto che l’allergia al ni negli ultimi ani ha subito un netto incremento e non sembra che ciò sia dovuto al maggior uso dei piercing o alla maggior presenza di Nichel negli alimenti. In Italia i dati sulla prevalenza dell’allergia al Ni sono ancora più elevati rispetto agli altri paesi europei e sembra prevalere la sintomatologia sistemica extracutanea con manifestazioni a volte chiaramente etichettabili come da “sindrome orticaria angioedema”.  

Giulio Iasonna

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

MARIA TERESA

Maria Teresa Cutrone de gustibus Itinera

Iscriviti al mio blog!

Instagram

FACEBOOK

Corsi

IMG 20170206 WA0000

Programmi e TV

GOOGLE +

Google+ Seguimi su Google +

DEGUSTIBUS ITINERA utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza sul sito. Continuando la navigazione autorizzi l'uso dei cookie.