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SERGEJ PROKOFIEV: SONATA OP. 94 PER FLAUTO E PIANOFORTE, O 94 BIS PER VIOLINO E PIANOFORTE

Prima di iniziare la lettura di questo articolo, che spero risulti di vostro gradimento, vi consiglio di usare come sottofondo la storica incisione di David Oistrakh, che ho trovato su youtube. Si tratta di una traccia audio corredata da una foto che ritrae Oistrakh e Prokofiev che giocano a scacchi. Bellissima e rara!

Sono particolarmente affezionata a questa sonata, l'ho eseguita tante volte, scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo e inesplorato. E' il complesso linguaggio di Prokofiev, che si manifesta a poco a poco, sorprendendo l'esecutore e l'ascoltatore con esplosioni dinamiche, arditi accostamenti armonici, schemi ritmici e fraseologici sempre diversi e originali, idee melodiche riconoscibili su un tessuto musicale ricco di componenti. Se non conoscete questa sonata, vi consiglio di non fermarvi al primo ascolto: essa merita un approfondimento, meglio ancora una comparazione tra varie interpretazioni, tra incisioni storiche e più moderne a disposizione nella discografia.

 La sonata op. 94, scritta per flauto e pianoforte nel 1943, fu adattata per violino e pianoforte col numero di opera 94 bis nel 1944.

Fu David Oistrakh a convincere Prokofiev, dopo averla ascoltata alla Sala Piccola del Conservatorio di Mosca, nell’interpretazione del flautista Nicolai Chardosky e di Sviatoslav Richter.

Prokofiev chiese ad Oistrakh di individuare i passi meno violinistici, e di trasformarli. Oistrakh preparò diverse versioni di quei passi, per sottoporle alla revisione dell’autore.

Il 17 Giugno 1944 Oistrakh eseguiva nella Sala Piccola del Conservatorio di Mosca la versione violinistica, accompagnato al pianoforte da Lev Oborin.

Una piccola curiosità è qui da menzionare: nel 1927 i musicisti di Odessa offrirono a Prokofiev, in occasione del suo trionfale ritorno in patria, una serata con musiche sue.

Il diciottenne Oistrakh, allievo del Conservatorio, fu scelto per eseguire lo Scherzo del Concerto n° 1 per violino e orchestra.

L’esecuzione fu elogiata da tutti, tranne che da Prokofiev, il quale si avvicinò al palco e diede suggerimenti al povero Oistrakh, imbarazzando Oistrakh stesso, il suo maestro ed il pubblico presente.

Molti anni più tardi il violinista ormai celebre ricordò l’episodio a Prokofiev, che ne fu sinceramente costernato!

Torniamo alla sonata. La costruzione è classica: Moderato in forma sonata in re maggiore, Scherzo-Presto in la minore con trio e coda, Andante in fa maggiore in forma di canzone, Allegro con brio in re maggiore in forma di rondò.

Qualche somiglianza nel carattere si può ravvisare con la sonata per flauto e pianoforte di Poulenc, soprattutto sull’aspetto rustico e danzante, umoristico e spensierato. Forse per questo Richter ritenne più efficace la versione per flauto, essendo il timbro del violino più incline al lirismo e alla tensione emotiva.

La sonata è entrata nel repertorio più eseguito di entrambi gli strumenti anche perché permette di valorizzare sia le competenze tecniche sia le capacità interpretative degli esecutori.

Nel primo movimento Moderato il primo tema è un po’ celato e misterioso, mentre il secondo in la maggiore più umoristico e ritmato alla marcia.

Lo sviluppo è brillante e sorprendente, con moduli ritmici ripetuti dai due strumenti “croma-terzina di semicrome”; i due temi sono ripresi più volte, trasformati e sovrapposti. La ripresa restaura, come da tradizione, la tonalità di re maggiore nel secondo tema.

Le variazioni dinamiche , quindi timbriche, sono molteplici e spesso repentine, come anche le combinazioni ritmiche e le trasformazioni da 4/4 a 2/4 .

Le melodie sono chiare e riconoscibili, anche se spesso nascoste in un tessuto polifonico, o spostate da un registro ad un altro.

Qui vi propongo l'ascolto del primo movimento, e più giù anche degli altri, in una versione più moderna realizzata da due interpreti d'eccezione, Martha Argerich e Gidon Kremer.

Lo Scherzo è molto veloce, in tempo 3/4 ma con frequenti spostamenti di accenti che evidenziano un contrasto ternario-binario alternato o sovrapposto (poliritmia). L’impulso ritmico continua frenetico e scandito dalle note staccate della mano sinistra, fino ad arrivare al fortissimo con il ribattuto, prima della sezione centrale.

Il carattere percussivo ed esuberante si dissolve nel trio in una melodia calma e cantabile, discendente, in tempo 2/2, alternata con un bizzarro spunto tematico con veloci scalette e staccati dei due strumenti.

La ripresa del 3/4 e la ripetizione di semiminime staccate delle due mani all’ unisono , per il pianoforte, prelude alla ripresa dello scherzo che si conclude con un finale “forte con brio”.

L’Andante propone una melodia semplice e bucolica in fa maggiore, molto tranquilla fino al sorprendente ingresso del flauto con terzina di semicrome, imitato dal pianoforte.

La dinamica rimane sui colori del piano e del mezzo forte.

Anche qui la varietà ritmica è costituita dal contrasto croma-terzina di semicrome-semiminima, quasi una fioritura improvvisata del tema iniziale.

L’Allegro con brio è un tempo molto veloce e dal carattere vivace e gioioso, ma anche grintoso ed esuberante.

Gli accordi ribattuti del pianoforte hanno un compito percussivo di accompagnamento ritmico-armonico, e passano dalla destra alla sinistra.

Scalette di terzine di semicrome, sia ascendenti che discendenti, si inseguono tra i due strumenti sino a raggiungere il secondo episodio poco meno mosso, in cui il flauto si caratterizza per piccoli arpeggi quasi glissati, ascendenti e discendenti, molto divertenti, quasi clowneschi.

Questo ultimo movimento, in forma di rondò, termina col ritornello replicato in forma molto brillante e fortissimo.

Maria Teresa Cutrone

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Maria Teresa Cutrone de gustibus Itinera

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