IL PANE RITUALE SERBO DI PATA MARKOVIC

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Resto sempre incantata dinanzi ai pani rituali di qualsiasi tradizione, riccamente abbelliti con intrecci e decori simbolici. Ne abbiamo testimonianza anche in Italia, in particolare in Sicilia, con i pani di S. Giuseppe, e Sardegna, con i coccoi de Pasca. Molto modestamente ho provato a riprodurre entrambi, ed ho anche interpretato la ruota ungherese delle feste, con due articoli, il secondo con foto-tutorial passo passo.

Stavolta ho raccolto di buon grado l’invito di Marina a riprodurre un pane rituale serbo, in occasione del festeggiamento di PETRONILLA sul CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO, con un approfondimento sulla “Petronilla serba”, PATA MARKOVIC.

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Al pari della Petronilla italiana, Pata insegnò a generazioni di donne a cucinare in modo vario, sano e gustoso. Insegnò anche la preparazione della tavola, la presentazione dei piatti e la tenuta della casa.

Per lei, come per Petronilla, essere casalinga era una cosa seria, che richiedeva conoscenze e competenze.

Pubblicò diversi libri e curò rubriche di importanti riviste, dedicate a ricette e menù.

Per questo pane mi sono attenuta alla ricetta che mi ha tradotto Marina, sostituendo il lievito di birra con il lievito madre e ricalibrando le percentuali in funzione del lievito aggiunto. Ho pensato di aggiungere anche pochissimo zucchero e buccia di limone.

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TORTA DELLE ROSE

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Da tempo desideravo preparare la torta delle rose, un dolce lievitato la cui forma ricorda quello del fiore più bello.

Ho colto l’occasione oggi, con la GIORNATA NAZIONALE dedicata alla TORTA DELLE ROSE nel CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO.

La ricetta che ho usato è una mia rielaborazione della torta delle rose originale di un noto pasticciere mantovano, FABRIZIO ZUCCHI.

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La TORTA DELLE ROSE è una ricetta antichissima che ricorda un matrimonio nobile, quello avvenuto il 12 febbraio 1490 tra Isabella d’Este e Francesco II Gonzaga.

Figlia di Ercole I d’Este, duca di Ferrara, e di Eleonora d’Aragona, Isabella fu una delle personalità di spicco del Rinascimento italiano, appassionata cultrice delle arti, tanto da meritarsi il titolo di “decima musa”.

Nel Palazzo Ducale di Mantova fece costruire uno studiolo per raccogliere la sua collezione di tele, sculture, gemme e libri di inestimabile valore. La collezione è oggi smembrata tra musei pubblici e collezioni private.

La torta delle rose, servita al matrimonio di Isabella, voleva rappresentare un omaggio alla sua delicata bellezza e alla sua grazia.

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Vediamo cosa ci occorre per prepararla.

TORTA PASQUALINA

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Auguri affettuosissimi a tutti voi che mi leggete nel giorno di Pasqua, tanta gioia e serenità!

Il mio augurio quest'anno coincide con la pubblicazione di un classico, la TORTA PASQUALINA, una specialità tradizionale ligure, festeggiata proprio oggi nel CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO.

Delle numerose torte salate esistenti nella cucina italiana, non ce n'è nessuna uguale alla torta pasqualina, col suo impasto così malleabile ed elastico, lavorato a sfoglia, ma con olio extravergine di oliva naturalmente, siamo in Liguria!

E proprio la pasta matta della pasqualina desideravo provare, quella soffiata con la cannuccia, quella che mi ha incuriosita da quando l'ho vista nel blog di Vittoria, "La cucina piccolina", e nel libro MTChallenge "TORTE SALATE".

Ma la mia è una torta "diversamente" pasqualina, come vedete :D

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SARTU’ DI RISO CON RAGU’ DI POLPO E POLPETTINE DI ALICI E PECORINO

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Eccomi ad affrontare un’altra memorabile sfida MTChallenge, una preparazione che non avrei affrontato di sicuro, se MADEMOISELLE MARINA non avesse vinto la sfida precedente, con la sua splendida terrina, e non ci avesse costretti tutti a studiare il SARTU’ DI RISO.

Devo ammettere che da quando faccio parte della community MTChallenge, questo blog si è arricchito di ricette basilari della cucina italiana e internazionale. Ed ora tocca ad un must dell’arte culinaria dei monsù, o monzù, i cuochi francesi che prestavano servizio nelle famiglie aristocratiche, a Napoli e a Palermo in particolare, dal XVIII secolo. Con fantasia e perizia  i monsù seppero creare una particolare fusion tra la scuola culinaria francese, le tradizioni partenopee e i profumati prodotti della Campania felix.

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PIZZA BIANCA ROMANA, ESPERIMENTI CON FARINE ALTERNATIVE

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Tra gli usi più frequenti del mio lievito madre, oltre il pane, c’è la pizza, o meglio tanti tipi di pizza.

Pizze e focacce sono quanto di più gustoso e accattivante l’italica tradizione culinaria possa vantare, onnipresenti in pranzi, cene e merende, insuperabili spezzafame, basi per i condimenti più svariati.

La cucina italiana conta diversi tipi di pizza, molte protette da un preciso disciplinare.

Una di queste è la pizza bianca alla romana, oggi protagonista del CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO.

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Si tratta di una pizza di antica tradizione, come potete apprendere dall’articolo principale sul sito del Calendario. Ed è straordinario come questa tradizione resista ancora, praticamente inalterata, a caratterizzare la città eterna, assieme ad altri prodotti e piatti tipici.

Roma è ormai la mia città, ci vivo da più di trent’anni, e la pizza bianca ha accompagnato la mia vita romana sin da quando mio figlio, ancora piccolissimo, l’ha eletta a sua merenda preferita.

Cosa c’è di meglio che un pezzo di pizza bianca, acquistata dal proprio fornaio di fiducia, e assaporata ancora tiepida? Che sia semplice oppure ripiena con la mortazza, è una merenda insuperabile, che ancora oggi la maggior parte degli studenti predilige.

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LA TORTA DEL DONIZETTI E I NOVE DO DI PETTO

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Non ho potuto farne a meno. Non potevo mancare proprio io in questa Giornata così “musicale”, dedicata all’operista italiano più generoso e prolifico nella scrittura, quello che ha saputo conquistare il pubblico dei teatri lirici di tutto il mondo, al pari e talvolta anche più che in Italia, il bergamasco GAETANO DONIZETTI.

E questo è il mio primo contributo al nuovo CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO, direi un esordio molto in tema con la mia persona, parlare di musica è il mio mestiere.

E che musica, qui si tratta di eccellenza, di opera italiana per antonomasia, e non vedo miglior collegamento col cibo italiano. Uniti nell’armonia dei sensi! E d’altronde il connubio musica-cibo, mi correggo, BUONA MUSICA-BUON CIBO, è una costante. Mi correggo, un LEIT MOTIV che connota capolavori senza tempo.

Nel 1948, anno di celebrazioni del centenario della morte di Donizetti, la famosa pasticceria BALZER, situata proprio di fronte al Teatro Donizetti a Bergamo, inventò LA TORTA DEL DONIZETTI in onore del grande figlio della città di Bergamo.

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Si tratta di un dolce soffice e delicato, ricco di burro e privo di lievito, su base montata, arricchito con albicocche e ananas canditi, aromatizzato con vaniglia e maraschino.

Per accompagnare la realizzazione della torta del Donizetti, cosa c’è di meglio che l’ascolto della nota aria di coloratura “Ah! Mes amis” tratta da “La fille du Régiment”?

La cabaletta conclusiva è una vera esplosione di acrobazie vocali, con i nove do di petto più famosi della storia della lirica.

L’interpretazione di un giovane e promettente tenore vi sorprenderà! 

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