LA MUSICA NON INVECCHIA - PSICHE ARTE E SOCIETÀ

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la musica non invecchia

Quarantadue anni e non sentirli. Non parlo della mia età, mi piacerebbe.  Mi riferisco al tempo trascorso a scuola, praticamente la mia seconda casa. Ho superato persino il professor Aristogitone di Alto Gradimento, ricordate? Con voce querula e toni cupi si vantava di aver svolto “quaranta anni di duro lavoro in mezzo a queste quattro mura scolastiche”.

I miei coetanei ricorderanno sicuramente, tra i surreali e divertenti personaggi presentati nella trasmissione radiofonica Alto Gradimento, le telefonate del professore, che incarnava la tipologia del vecchio insegnante lamentoso, brontolone, vanaglorioso fino al ridicolo. Non certo a causa dell’età, ma per una certa mentalità e il modo di relazionarsi con i suoi giovani studenti, secondo le macchiette create dalla fantasia di Arbore e Boncompagni per l’indimenticabile trasmissione.

Lui era il classico professore facile da sbeffeggiare e raggirare con semplici trucchetti noti a qualsivoglia studente un po’ sveglio e disinvolto nello scherzo. Credo che a ognuno di noi sia capitato, negli anni di scuola, un vecchio professor Aristogitone. Ma quanto ci mancano taluni vecchi professori, invece, per la loro lucidità, per la capacità di adattarsi ai tempi e alle situazioni, per la creatività e versatilità, la dialettica coinvolgente, la capacità di appassionare e trasmettere una immensa cultura nel proprio campo di insegnamento e non solo. Questi eclettici affabulatori hanno rapito la nostra anima trasportandola verso dimensioni trascendentali.

Sono stagliati nella mia memoria di studentessa i professori e le professoresse che mi hanno insegnato a vivere, oltre che fornirmi delle conoscenze in campi specifici. Che siano stati vecchi o giovani, mi hanno insegnato a camminare con le mie gambe e pensare con la mia testa. Chissà se ho saputo svolgere il mio ruolo di insegnante prendendo esempio da loro. Ripensando al mio percorso, mi rendo conto che avrei sicuramente potuto fare di meglio, col senno del poi, alla luce dell’esperienza accumulata negli anni. Ma sono comunque sicura di aver sempre perseguito gli obiettivi che mi hanno insegnato i miei professori amatissimi.

Ora mi volto indietro e penso a quando avevo vent’anni e ho iniziato a lavorare nella scuola. Quante cose sono cambiate in questo lasso di tempo. Ero un’altra persona, avevo l’entusiasmo, la forza e la voglia di affrontare la vita in tutte le sue sfaccettature: lavoro, famiglia, affetti, una nuova città, una nuova casa. Ma soprattutto la musica è stata una parte importante della mia vita. Trasmettere la passione per la musica è stata la mia missione di insegnante, e l’ho fatto senza imporre i miei gusti musicali, né contrastando quelli dei ragazzi, per la maggior parte dei casi non corrispondenti ai miei. Ho solo cercato di farli entrare dentro il meccanismo musicale e acquisire la capacità di esprimersi e ascoltare con l’orecchio giusto.

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Questo è l’incipit del mio articolo VECCHI GIOVANI O GIOVANI VECCHI? LA MUSICA NON INVECCHIA, pubblicato sul n°16 della rivista Psiche Arte e Società, intitolato Vecchi e Giovani.

Oltre alla nota biografica introduttiva, in questo articolo ho analizzato i concetti di tradizione e innovazione nella storia della musica, soffermandomi in particolare sulla interessante ed emblematica storia della famiglia Bach, con il suo più illustre rappresentante Johann Sebastian.

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